NOVELLARA (Reggio Emilia) — Che cosa succede quando l’arte contemporanea esce dagli spazi che abitualmente la contengono e incontra persone che forse non entrerebbero mai in una galleria?
È una delle domande che accompagnano l’arrivo di Valerio Zezur a Novellara, dove sabato 12 settembre 2026, dalle ore 18, il Bar 46 di Santa Maria della Fossa ospiterà un incontro costruito attorno alle opere, alla ricerca artistica e al libro autobiografico Dentro l’incubo, oltre il buio.
Non sarà una mostra tradizionale e neppure una semplice presentazione letteraria.
Per una sera alcune opere originali di Zezur verranno portate in uno spazio quotidiano, a pochi metri dal pubblico. Accanto ai quadri ci sarà l’artista stesso, chiamato a raccontare il proprio lavoro ma anche a confrontarsi con domande non preparate, comprese quelle delle persone presenti.
L’appuntamento si terrà al Bar 46, in Piazza Prati della Fiera 1, a Santa Maria della Fossa di Novellara, ed è a ingresso gratuito. La formula prevede esposizione delle opere, presentazione del libro, conversazione a più voci, interventi del pubblico e firmacopie finale.
Da Tokyo e Berlino a Novellara
La scelta di Novellara arriva in una fase particolare del percorso di Valerio Zezur.
Nato in Ucraina nel 2001 e oggi attivo in Italia, a 25 anni Zezur ha progressivamente portato la propria ricerca oltre i contesti nei quali aveva iniziato a lavorare. Il suo curriculum comprende esperienze espositive in diverse città italiane e partecipazioni internazionali a Tokyo e Berlino, mentre nel 2026 il suo lavoro è stato presentato anche nell’ambito della rassegna Blu Giotto a Padova. La presenza internazionale e le attività italiane sono ormai ricorrenti nella documentazione pubblica dedicata al suo percorso.
La tappa di Novellara appare quasi in controtendenza.
Niente grande spazio espositivo. Nessuna distanza tra artista e visitatore. Nessuna necessità di conoscere preventivamente il linguaggio dell’arte contemporanea.
Ed è proprio questo a renderla interessante.
Zezur porta nel Reggiano una ricerca che, pur partendo da una storia fortemente personale, sta cercando sempre più una propria autonomia visiva.
La materia prima della biografia
Definire quella di Valerio Zezur semplicemente come pittura rischia infatti di essere limitante.
Il suo lavoro utilizza acrilico, gesso, sabbie, tessuti, legno, metalli, elementi naturali, materiali di recupero e foglia oro. La tela viene costruita quasi fisicamente: stratificata, coperta, incisa, interrotta e nuovamente ricomposta.
Le superfici non cercano di apparire perfette.
Al contrario.
Una crepa può rimanere esposta. Un pezzo di legno spezzato può diventare parte della composizione. Un tessuto consumato mantiene le proprie fibre e il proprio passato. Il materiale recuperato non viene reso anonimo prima di entrare nell’opera: continua a mostrare ciò che è stato.
È qui che la ricerca di Zezur assume una fisionomia riconoscibile.
La trasformazione non consiste nel cancellare la frattura, ma nel costruire qualcosa che possa esistere anche grazie a quella frattura.
Perché compare così spesso l’oro
Tra gli elementi che ritornano maggiormente nelle opere c’è la foglia oro.
Sarebbe facile interpretarla come elemento estetico o riferimento al lusso. Nel lavoro di Zezur avviene quasi il contrario: l’oro tende a comparire proprio dove la superficie si rompe, cambia consistenza o mostra una ferita.
Serve a evidenziare ciò che normalmente verrebbe nascosto.
In opere come Ferita Cucita, materiali grezzi, paglia, grano, stoffa, corde e metallo costruiscono un lavoro nel quale una frattura attraversa fisicamente la superficie ed è tenuta insieme da una cucitura lasciata volutamente visibile.
Il riferimento personale alle origini ucraine e alla successiva vita italiana è presente, ma non esaurisce il significato del lavoro. La cucitura può appartenere alla storia dell’artista, ma anche a quella di chi guarda.
È probabilmente qui che si comprende meglio uno degli aspetti più interessanti della fase attuale della ricerca di Zezur: partire dall’autobiografia senza rimanerne prigioniero.
“Dentro l’incubo, oltre il buio” come chiave, non come spiegazione
Il libro Dentro l’incubo, oltre il buio permette di comprendere da dove provengano molti di questi elementi.
Il volume attraversa l’infanzia in Ucraina, la perdita della madre, gli anni in istituto, l’arrivo in Italia e le successive fasi di una vita segnata da separazioni, ricerca di appartenenza e ricostruzione personale.
Ma osservare i quadri soltanto alla luce di ciò che Zezur ha vissuto significherebbe probabilmente perdere una parte della loro evoluzione.
Il libro racconta.
Le opere cercano invece di condensare.
Una superficie lacerata non descrive necessariamente un episodio. Il legno spezzato non rappresenta obbligatoriamente una persona. L’oro non è una soluzione narrativa.
Sono diventati una grammatica.
Ed è questa progressiva distanza dalla pura autobiografia a rendere interessante l’evoluzione di un artista ancora giovane ma già confrontato con pubblici, luoghi e contesti molto differenti.
Un artista davanti alle domande
A Novellara questa ricerca sarà mostrata insieme alla persona che l’ha costruita.
La conversazione del 12 settembre non prevede soltanto domande sulla biografia. Si parlerà anche di arte contemporanea, visibilità, rapporto con i social, mercato, critiche e del confine non sempre semplice tra ciò che appartiene alla persona e ciò che finisce per diventare parte dell’immagine pubblica di un artista.
Accanto a Valerio Zezur interverrà Mirko Giacomin, coautore di Dentro l’incubo, oltre il buio, insieme al titolare del Bar 46. Anche il pubblico potrà rivolgere direttamente le proprie domande.
È una formula che modifica il rapporto abituale tra opera e visitatore.
Chi entrerà al Bar 46 potrà osservare le superfici da vicino, vedere i materiali, incontrare l’artista e chiedergli perché abbia scelto di utilizzare un frammento anziché un altro.
Oppure potrà semplicemente guardare.
Novellara come tappa di un percorso più ampio
L’arrivo di Valerio Zezur nel Reggiano non rappresenta quindi soltanto una nuova data in calendario.
Mette nello stesso luogo le diverse componenti di un percorso che negli ultimi anni si è progressivamente ampliato: pittura, materia, scrittura, esposizioni e rapporto diretto con il pubblico.
Dalle esperienze internazionali indicate nel suo percorso, tra Tokyo e Berlino, alle numerose attività in Italia, Zezur sta sviluppando una ricerca nella quale l’origine autobiografica rimane visibile ma non è più sufficiente a spiegare le opere.
Ed è forse questo il motivo migliore per vedere quei lavori dal vivo.
Non per conoscere soltanto la storia difficile del ragazzo che li ha realizzati.
Ma per capire che cosa ne ha fatto un artista.
Il 12 settembre, a Novellara, sarà possibile farlo senza attraversare la porta di una galleria.
Basterà entrare in un bar.