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Antonio Presutti E-MAIL ARTISTA (categoria: Pittori)
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I contenuti qui di seguito riportati, sono a cura esclusiva dell'artista

 
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OPERE
 
Amore e Psiche
Amore e Psiche
 
 
Dalla Cena di Emmaus del Caravaggio (particolare)
Dalla Cena di Emmaus del Caravaggio (particolare)
 
 
Dalla Cena di Emmaus (particolare del Cristo)
Dalla Cena di Emmaus (particolare del Cristo)
 
 
La vocazione di Sant'Agostino (fase di realizzaz.)
La vocazione di Sant'Agostino (fase di realizzaz.)
 
 
Il Davide
Il Davide
 
 
La volontà e l'atto
La volontà e l'atto
 
 
L'anguria spaccata
L'anguria spaccata
 
 
Piatto con frutta
Piatto con frutta
 
 
Profumi d'estate
Profumi d'estate
 
 
Disincanto
Disincanto
 

BIOGRAFIA:

Formazione Artistica Antonio Presutti nasce nel 1957 a Telese Terme. Come gli artisti del passato, già fin dalla più tenera età mostra una particolare inclinazione per il mondo dell’arte e, così, ad appena sei anni inizia a frequentare lo studio del fratello Stefano (pittore e scultore- www.stefanopresutti.com), più grande di lui di dodici anni. Si confronta per la prima volta con i rudimenti dell’arte, con gli esercizi a matita a carboncino e a sanguigna, col disegno dal vero e la prospettiva. Sotto la guida del fratello, prosegue negli anni, l’approfondimento del disegno (la sua attenzione si concentra prevalentemente sulla figura umana) e contemporaneamente consolida la conoscenza delle tecniche. Acquista nozioni pratiche riguardanti la preparazione delle tele, la fusione dei colori, l’uso dei solventi, l’uso della spatola ecc. Nel 1962 conosce Valente Assenza, stimato pittore siciliano maestro del fratello. L’illustre pittore (fratello dei ben più noti Beppe ed Enzo) nell’osservare i disegni del piccolo artista, rimane colpito dal talento spontaneo e “pulito”; talento che più tardi definirà privo di qualsiasi contaminazione accademica e lo esorta a continuare lungo questa strada esprimendo il desiderio di vederlo tra gli studenti della scuola di disegno dal vero dell’Istituto d’arte cerretese dove lui insegna in quegli anni. Antonio, però, non seguirà questo percorso perché da lì a qualche anno sceglierà scuole ben diverse che lo porteranno al conseguimento della laurea in scienze agrarie. Nonostante tutto non abbandona mai il disegno né la pittura, anzi si confronta con i maestri del rinascimento cogliendo attraverso lo studio dei loro disegni, particolari significativi che lo aiuteranno a migliorare le sue conoscenze pittoriche. A dodici anni, entra nell’atelier del fratello Stefano e, approfittando della sua assenza, ruba alcuni colori e inizia a dipingere una copia del quadro raffigurante la: “La vergine, il bambino e Sant’Anna” di Leonardo da Vinci: forse è attratto dall’espressione felice dei tre personaggi. Prevedendo che il pittore possa accorgersi della malefatta, nasconde il quadretto in un luogo inaccessibile ma viene scoperto dalla madre. La donna, appena viene in possesso della tavoletta, rimane talmente affascinata dalla bellezza con cui i protagonisti sono stati raffigurati che decide di raccontare tutto al figlio più grande. A quel punto il ragazzo si aspetta che gli venga inflitta una sonora lezione. Ma questa sua paura si trasforma in entusiasmo quando si accorge che il fratello, anziché mostrarsi arrabbiato per il piccolo furto, lo incita a continuare a dipingere. Più tardi, gli regalerà una confezione di colori. Il dono è un gesto di ammirazione per un talento che ha ancora bisogno di allargare i suoi confini; Antonio lo sa bene, ma quello che lo affascina di più è la pittura che trasmette sensazioni forti in cui i contrasti di luce si fondono col mistero di un’epoca storica travagliata; la pittura di un artista del seicento: il Caravaggio. Risalgono al 1976 alcune copie a sanguigna tra cui il particolare della figura del Cristo tratto dalla “Conversione di San Matteo”, la figura del viandante dalla “cena di Emmaus” e più recentemente, la copia del cesto di frutta in acrilico. Ma la sua pittura deve necessariamente acquistare un significato ben più profondo per il piccolo artista. In questa lunga ricerca Antonio incomincia a soppesare i suoi stati d’animo, prova a filtrare le sensazioni e le emozioni vengono analizzate, decodificate. Così i contenuti, si arricchiscono di una valenza nuova, più completa. Già nell’82 realizza quello che sarà, forse, il quadro più rappresentativo della sua produzione futura, dal titolo: “La volontà e l’atto”. L’idea per la composizione viene partorita da entrambi i fratelli (in tal senso, esistono appunto due versioni, l’impresa potrebbe essere ritenuta l’unica nella storia della pittura contemporanea). Essi, conciliando il significato metaforico racchiuso dal quadro, portano alla luce i diversi aspetti e le diverse aspirazioni a cui tende l’animo umano spinto dalle forze del bene e del male. Su proposta del fratello, partecipa alla sua prima mostra estemporanea nel 1976 riscuotendo il plauso della giuria ed ampio consenso critico. Rimarrà sulla scena pubblica fino al 1982 partecipando ad altre importanti manifestazioni nazionali; le sue opere suscitano sempre pieno consenso non soltanto della critica ma anche del pubblico ed è quello che più conta per lui. Sono solo sette anni di esperienza che servono al giovane artista per capire quale strada intraprendere; non ha bisogno di altre affermazioni, gli basta ricordare le parole che il maestro Assenza aveva detto al fratello, uno dei suoi discepoli prediletti: “…il ragazzo ha un talento innato per la pittura…faccia in modo che continui, gli stia vicino…”. Nel 1980 è nell’atelier del grande artista a Monte Mario in compagnia di Stefano; ha da poco ultimato un ritratto di bambina che sottopone alla visione del maestro. L’allora sessantaseienne pittore (1914-1998) poggia il quadro sul cavalletto, l’osserva, poi con tono severo esclama: “… il ritratto è perfetto ma manca una cosa…”, si dirige verso la tavolozza intinge il pennello in alcuni colori e poi, con fare deciso, dà due tocchi di luce agli occhi della bimba ritratta nel quadro. Quei due puntini chiari, in quegli occhietti vispi, rappresentano la luce della vita; Antonio lo intuisce subito, sa anche che quel messaggio non verbale è molto più profondo e ricco di significati, lo capirà bene quando, circa vent’anni dopo leggerà i due libri che il vecchio maestro gli aveva consigliato nel lontano 1976: “Come si guarda un quadro” e “Saper vedere”. Antonio, che nel frattempo si è avvicinato anche al mondo della poesia, nella sua produzione metterà in atto gli insegnamenti dei suoi precursori e proverà a vedere sotto una “luce” diversa, una “luce” più profonda (quella dell’anima), ciò che la natura esalta attraverso i misteri della vita. Nel 2004 ha pubblicato insieme ad altri autori, la raccolta di versi intitolata “Voci della valle”. E’ di prossima pubblicazione il libro di poesie: “Vorrei regalarti un’emozione”. Hanno scritto di lui: Marrocco D.,Loffreda D., Possemato A. ed altri. Recapiti: e mail antonio.presutti@tiscali.it Indirizzo: Via Santa Lucia s.n.c. 82034 Guardia Sanframondi (BN) Tel. 0824/817018 cell. 3287886175


 
 
Riflessi di una società
Lo specchio di Telefo e i corredi funerari delle necropoli etrusche di Macchia della Riserva a Tuscania


Utopia e progetto. Sguardi sulla scultura del Novecento
“Utopia e progetto. Sguardi sulla scultura del Novecento” dal 20 maggio al 23 settembre 2017 alla Galleria Open Art di Prato (Viale della Repubblica, 24). Curata da Mauro Stefanini e accompagnata da una monografia Carlo Cambi Editore con un testo di Beatrice Buscaroli, la mostra sarà inaugurata sabato 20 maggio, alle ore 17.30.


ALLOTROPI - Carla Rigato e Giorgio Trinciarelli
Doppia personale di due Artisti dalla potenza espressiva che rimanda ai primordi energetici della creazione del mondo


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